Cultura per la Partecipazione Civica
cultura per la partecipazione civica
HOME
POLITICA
ECONOMIA
ISTITUZIONI
AMBIENTE
ESTERI
CULTURA
APPROFONDIMENTI
LIBRI
EVENTI
CHIESA
SOCIETA'
SOCIETA'
16/02/2012

Il fascino indiscreto dell’oligarchia economica.
Adriano Sofri coglie l’occasione dell’uscita in Italia di un volume con articoli interviste e corrispondenza dell’oligarca russo Kodorkovskij per tracciarne uno struggente ritratto.

A parte alcune notazioni che hanno un sapore quasi autobiografico sul rifiuto di chiedere la grazia e “la scelta di rientrare in Russia per non abbandonare il suo vice Platon Lebedev”, Sofri si diletta a scandagliare il pensiero politico dell’oligarca prigioniero.

Rintraccia i connotati di quella “svolta a sinistra” invocata dall’oligarca sin dal 2005 che si esprimerebbe nella “distribuire i frutti dello crescita economica”, che scorge “nelle rivoluzioni delle rose in Georgia, dei tulipani gialli in Kirghizistan, arancione in Ucraina”, invocandola per “il mondo intero”,mentre inneggia alla”vittoria di Obama” che assimila all’avvento di Gorbaciov in URSS.

Sofri poi, riferisce il pensiero di Kodorkovskij che , curiosamente, ritiene che “nella Russia di oggi la riforma giudiziaria deve precedere quella politica” e che solo “una casta di professionisti della giustizia non plagiabili” potrà avviare la Russia sulla strada della vera democrazia.

Questa via giudiziaria alla democrazia è l’ennesima scorciatoia prodotta dalla visione élitaria della politica e delle istituzioni ed è del tutto assimilabile agli obbiettivi della sinistra giustizialista italiana e del partito dei giudici.

Kodorkovskij si autodefinisce “l’uomo post sovietico più ricco”, ma l’ex leader di Lotta Continua non se la sente di interrogarsi come, in breve tempo , lo sia diventato, a cavallo degli anni di Eltsin e delle sue privatizzazioni a “prezzo di saldi” delle risorse energetiche.

Sofri non ha il coraggio di analizzare compiutamente lo scontro con Putin che , invece, l’accademica di Francia Hélène Carrère d’Encausse descrive nel suo libro “ La Russia tra due mondi”: “Con l’affare Yukos lo stato ha voluto mostrare che il denaro non doveva permettere né di arrivare al potere , né di condizionarlo. La natura illecita dei rapporti tra potere e denaro trovava dunque conferma, come pure la frontiera che gli oligarchi erano tenuti a rispettare. Lo stato non aboliva la proprietà privata, ma puntualizzava le condizioni entro le quali poteva esistere: niente evasione fiscale, niente finanziamento ai partiti politici, niente progetti strategici come la costruzione privata di vie di trasporto dell’energia sena il benestare del potere pubblico”.

Del resto lo stesso Adriano Sofri non ha esitato a passare dalla visione pseudo rivoluzionaria comunista della sua organizzazione militante a collaborare con un quotidiano di proprietà dell’imprenditore e finanziere italiano per eccellenza De Benedetti che, come ricordava in una intervista al Giornale del 30 agosto 2009 l’ex ministro dell’industria il liberale Altissimo “negli anni ’90 fece miliardi con le svendite dello Stato”.

Come dire, Sofri si trova bene tra le vite parallele di Kodorkovskij e De Benedetti, anche perchè i loro destini sono stati differenti.
31/01/2012

Priorita’ Italiane. di Luigi Gagliardi
Il giorno 18 gennaio u.s. si è tenuta nell’Aula Magna dell’Ospedale Forlanini la presentazione di un saggio scritto da un operatore del settore Massimo Venanzetti cui va il merito di aver descritto, immaginando un colloquio con il fondatore Eugenio Morelli, la straordinaria opera che quell’ospedale aveva svolto per il trattamento della tubercolosi in anni in cui il morbo era presente in tutta la sua gravità e diffusione e il timore che incuteva era tale che quando una persona ne era affetta non si diceva che era affetto da tubercolosi si diceva che era “malato”, sia perché quella non era “una malattia”, ma “la malattia” per eccellenza, sia perché la parola scivolava facilmente tra le labbra e la si poteva più facilmente sussurrare anziché pronunciare.

Molte erano la motivazioni che le conferivano questa particolare gravità: prima di tutto colpiva più frequentemente età giovanili, inoltre poteva contagiare ad opera dell’espettorato infetto e quindi ).mediante la semplice vicinanza a chi tossiva, era di andamento cronico e presentava talora la forma impressionante delle emottisi. In questo contesto clinico ed epidemiologico vennero realizzate in Italia negli anni Trenta importanti iniziative con soluzioni d’avanguardia, in campo edilizio, amministrativo, previdenziale ed assistenziale.

Nacquero così grandi istituti ospedalieri specializzati dei quali il “Forlanini”, come si chiamava allora, rappresentò il prototipo anche con soluzioni tecniche ed architettoniche d’avanguardia. Bisogna quindi essere grati a Massimo Venanzetti per avere realizzato questa pubblicazione.

( Massimo Venanzetti: Anch’io fui studente al Forlanini – Ed. Scienze e Lettere, Roma 2011, E.25) . E’ giusto lodare l’iniziativa del nostro appassionato cultore anche perché gli italiani non sempre sono portati ad apprezzare autentiche eccellenze della loro creatività.

A questo proposito è il caso di ricordare significative scoperte di italiani in campo sanitario, autenticamente innovatrici, per nulla conosciute dal grande pubblico.

Qualche esempio: oggi è nota a tutti l’importanza di un bacillo come l’elicobacter pilori responsabile della malattia ulcerosa dello stomaco. Mai sentito ricordare, neppure tra gli addetti ai lavori, che quel microrganismo fu scoperto nel 1893 da Giulio Bizzozzero, un anatomopatologo piemontese considerato anche comre il padre dell’istologia italiana. E’ vero, non risulta che questi mettesse la sua scoperta in rapporto alla gastrite ulcerosa, ma è altrettanto vero che queste priorità, anche con questi limiti, non manchino di essere ampiamente vantate da altre nazioni nei confronti di loro concittadini meritevoli.

Tutti ricordano il nome di Alexander Fleming, lo scopritore del penicillum notatum, responsabile di un muffa da cui poi è stata fatta derivare la penicillina; fu certamente l’inizio di una nuova era della medicina, quella degli antibiotici che certamente hanno innovato il trattamento delle malattie infettive, ed è giusto il vanto che va riservato allo scopritore inglese; ma sarebbe il caso di ricordare anche Vincenzo Tiberio, molisano, igienista entrato a far parte della Marina Militare italiana, che nel 1895 con precisa intuizione, studiò il comportamento della muffe dei pozzi d’acqua.

Al seguito di questi studi scoprì in modo del tutto prioritario, che certe muffe interferiscono con azione competitiva con altre specie batteriche e sostenne il possibile loro utilizzo nel trattamento delle malattie infettive. Tiberio consegnò queste sue riflessioni ad una memoria presente sugli annali di igiene sperimentale della R. Università di Napoli.

E che dire di Giuseppe Brotzu, un igienista cagliaritano che, studiando le muffe presenti nelle fogne, individuò il cefalosporium e sperimentò la sua azione antibatterica competitiva proponendone l’utilizzo nelle infezioni umane. La sua scoperta ebbe una grande affermazione e contribuì alla nascita di una novità nel campo degli antibiotici, quella della individuazione di nuovi ceppi e questo aprì la fase della molteplicità e della versatilità di nuovi prodotti capaci di ovviare al fenomeno della resistenza batterica, cioè della assuefazione e della selezione dei germi.

Il nome di Brotzu non ricorre frequentemente, anzi, non ricorre proprio e, con grande disdoro, si deve dire che non gli vennero concessi i richiesti finanziamenti adducendo motivi di incompatibilità del tutto estranei alla sua scoperta ed alla sua attività professionale (perché epurato) . E così la scoperta di Brotzu finì in mano straniera ed entrò nel mercato dando luogo ad una serie di nuovi antibiotici: le cefalosporine.

E’ bene ricordare che queste evenienze da noi non sono una novità e che è gran tempo che si operi per una inversione di tendenza.
30/01/2012

Il sindacato al Corriere della Sera : “gestione dissennata e fallimentare”.
Un comunicato sindacale durissimo del comitato di redazione del Corriere della Sera svela interessanti operazioni di riorganizzazione di Rcs Mediagrup.

Il documento denuncia non solo lo smembramento della redazione dalla tipografia, scorporandone alcune parti , chi a via solferino e chi a Crescenzago, ma operazioni finanziarie ed immobiliari.

Si vuole “vendere gran parte degli edifici di proprietà dell’area Solferino –San Marco”, “per fare cassa” denuncia il comitato “per porre rimedio ai disastri provocati negli ultimi anni dalla gestione dissennata e fallimentare che il management sostenuto dagli azionisti ha messo in atto”.

Ricordiamo a questo proposito che la proprietà di RCS è blindata dal patto di sindacato tra gli azionisti, come dire siano in presenza, per usare un termine caro al Corriere di una casta chiusa, che , tuttavia, le rappresentanze sindacali definiscono “dissennata e fallimentare”.

Ma c’è dell'altro e cioè “il depauperamento qualitativo oltre che economico, l’attenzione continua ad interessi esterni all’impresa editoriale a danno del prodotto, del marchio e dei suoi lavoratori e dei lettori”.

Anche qui niente male per un’azienda editoriale che, caso emblematico di un classico conflitto di interessi italiano, è di proprietà di settori industriali e bancari ben evidenti.

Forse il comitato ritiene che il giornale ha leso gli interessi dell’azienda editoriale per favorire quelli delle proprietà ?

E veniamo ad un altro aspetto davvero interessante: “mentre con una mano l’azienda negli ultimi due anni ha chiesto ( e chiede) soldi pubblici tramite stati di crisi e ristrutturazioni subentranti , con l’altra assegna ad azionisti e vertici manageriali ricchi dividendi e premi quasi milionari”.

E’ questa è veramente buona!

Dalla denuncia del sindacato apprendiamo che il giornale che si è fatto paladino della necessità di una lotta gli sprechi da parte della politica, continua a reclamare soldi dallo Stato mentre elargirebbe “premi e dividendi quasi milionari”.

Da quanto tempo chiediamo che il governo compia un esame rigoroso di tutti quei finanziamenti alle imprese private, per capire il loro effetto in termini di sviluppo e occupazione e qui leggiamo, invece, che vengono “elargite” risorse cospicue.

Ma non finisce qui.

“Mentre vengono chiuse testate del gruppo ( come city ) – scrive il comitato di redazione – ricorrendo alla cassa integrazione , mentre giornalisti e poligrafici di diverse testate del gruppo vengono prepensionati, con la grave perdita di eccellenze professionali e un aggravio straordinario per gli enti di previdenza, una casta (questa sì ) di intoccabili non paga neppure il minimo pegno per le scelte scellerate in termini di politica aziendale, di investimenti (l’acquisizione della Rocoletos spagnola è l’esempio più eclatante che, ben oltre la crisi congiunturale, hanno portato al disastro”.

Non abbiamo parole: aggravio di spesa per gli enti previdenziali, cancellata la meritocrazia professionale, caste di intoccabili.

Questo suggestivo quadretto aziendale del quotidiano più moralista e giustizialista d’Italia ( a parte il dipietrismo ) ha tuttavia nomi e cognomi che troviamo in un'altra pagina del Corriere : quelli del presidente, dei vicepresidenti dell’amministratore delegato e dei consiglieri di amministrazione di RCS.

Tra essi il ghota dell’imprenditoriali italiana: Piergaetano Marchetti, Renato Pagliaro , Antonello Perricone, Raffaele Agrusti, Roland Berger, Roberto Bertazzoni, Gianfranco Carbonato, Diego Della Valle, John Elkan, Giorgio Fantoni, Franzo Grande Stevens, Jonella Ligresti, Giuseppe Lucchini, Vittorio Malacalza, Paolo Merloni, Andrea Moltrasio, Carlo Pesenti, Virgilio Rognoni, Alberto Rosati, Giuseppe Rotelli, Enrico Salza. Ma che bella borghesia!
23/01/2012

Dopo l’accordo sul contratto dei 340 mila dipendenti Sportelli in banca fino all’ora di cena.
Riflettori puntati sulle banche. In Italia e all’estero. L’attesa maggiore è per l’accordo tra il governo di Atene e i creditori privati sul debito greco, in base al quale ci sarebbe un taglio del valore nominale del 50% del debito con Atene che offre nuove titoli di Stato con una cedola in graduale aumento con una media intorno al 4 per cento. Banche, assicurazioni e hedge fund detengono 206 miliardi di euro dei 357 complessivi del debito greco.

Per le banche si tratterebbe di rinunciare a 100 miliardi d crediti permettendo di portare il debito ellenico al 120 per cento del prodotto interno lordo entro il 2020.

L’esposizione delle banche italiane è di quasi 4 miliardi di euro.

Ma le banche italiane, declassate dalle agenzie di rating, sono alle prese con altre due questioni: la ricapitalizzazione voluta dall’Europa e l’impatto del nuovo contratto dei dipendenti sui conti di bilancio e soprattutto sull’organizzazione del lavoro.

L’obiettivo principale è il recupero della produttività e l’utilizzo di numerose flessibilità contrattuali.

Sarà un percorso che potrebbe cambiare i rapporti anche tra banche e utenti.

I 340 mila lavoratori hanno ottenuto un aumento di 170 euro a regime ( in tre anni a partire dal giugno 2012) ma hanno accettato, con qualche malumore, l’esclusione di una tantum per gli anni decorsi senza contratto, il blocco per un anno e mezzo degli scatti di anzianità e il raffreddamento della dinamica degli accantonamenti del TFR.

In cambio c’è la costituzione di un Fondo bilaterale per l’occupazione con il contributo dei quadri direttivi e dirigenti di una festività e dei manager con il 4 % della retribuzione fissa. La creazione di questo fondo permetterà l’assunzione nei prossimi 3 anni di circa 16.500 giovani con l’obiettivo di arrivare a 25 mila in cinque anni.

L’altra novità è l’orario.

Fermo quello dei dipendenti a 7 ore e mezzo, l’orario di sportello può essere esteso dalle ore 8 alle 20 e successivamente fino alle 22, previo accordo tra azienda e sindacati. Una mezza rivoluzione in Italia con lo scopo delle banche di riportare allo sportello i clienti diminuiti di circa il 35 per cento. Secondo un calcolo dell’Associazione bancaria ( Abi) gli sportelli in Italia lavorano meno rispetto a quanto avviene nei principali paesi europei. Va anche detto che gli italiani che utilizzano le banche sono meno rispetto alla rispettiva popolazione di altri Stati.

Si tratta ora di vedere come cambia il rapporto banca-clienti. Per ora ha fatto di apripista CheBanca che ha anticipato l’orario flessibile e deciso l’apertura domenicale nel centro commerciale “ Il Leone” a Lonato di Brescia. Un modello per il nuovo corso?
19/12/2011

I grandi vecchi e la liberta’ bendata.
Nella lunga intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dell’11 dicembre, Cesare Geronzi , in cauda venenum, si esprime con un giudizio sulla massoneria.

Dopo aver accennato su Vaticano, finanza ed Opus Dei, alla sobria domanda del giornalista ( “E la massoneria ?” ), il manager bancario così si esprime : “La massoneria invece conta, forse conta molto, ed è spesso segnalata come protagonista di snodi più importanti di settori politici e finanziari”.

Non si può certo dire che Geronzi non possegga una conoscenza, profonda, dettagliata del mondo politico e finanziario.

E non si può dire che non abbia avuto anche già nel 2008 – sembra un secolo fa’ – la visione di quello che stava accadendo a livello internazionale. Disse a Giancarlo Galli (“Nella giungla degli gnomi” , Garzanti, 2008, pag 351 ): “Nessuno può garantire a occhi chiusi la tenuta del sistema finanziario internazionale. Dagli Usa alla Germania alla Gran Bretagna gli stati hanno già lanciato zattere di salvataggio , e se la situazione peggiorasse ?”. Aggiungeva allora: “La storia insegna che dalle Grandi Crisi, spesso si esce con le guerre, la mutilazione della democrazia”. E suggeriva “più che un intesa fra banchieri e politici, l’acquisizione di una generale sensibilità verso l’interesse generale”.

Ci sarebbe da riflettere su queste considerazioni.

Leggendo l’intervista di Geronzi, la memoria rimanda ad un altro grande vecchio dell’Italia che contava , Ettore Bernabei che nel libro intervista “L’uomo di fiducia” (Mondadori 1999) così si esprimeva su un curioso episodio e avvenuto alcuni anni prima , nel momento culminante della crisi della prima repubblica: “ Questa non è una storia di spie. Era il 2 giugno del 1992 e il panfilo della Regina ( il “ Britannia” )era attraccato alla banchina del porto di Civitavecchia. A bordo salirono un centinaio tra politici e manager pubblici italiani. A invitare era una curiosa organizzazione che si occupa di promuovere l’esportazione di servizi immateriali britannici, la “British Invisible”. Crociera vero l’argentario con seminario sulle privatizzazioni. Gli inglesi presentarono esperienze in fatto di nazionalizzazioni. C’era la Banca Warburg, la Barclays, gli studi legali della City. La maggior parte degli italiani ascoltarono . Mario Draghi fu tra i primi a prendere la parola … “.

La stampa ne parlò senza approfondire, ci fu qualche interrogazione parlamentare, ma non si venne mai a capo dei veri contenuti di quell’incontro che si svolse, pare, fuori della acque territoriali italiane.

Abbiamo più volte espresso le nostre convinzioni circa le tesi “complottiste”. A volte riferiscono cose interessanti, ma si stratta di un allontanamento dall’esame culturale e storico e di una rinuncia ad esercitare il ragionamento politico.

Tuttavia ci sono vicende e parole che, invece di richiamare il confronto intellettuale e l’approfondimento informativo vengono rimosse, quasi ci fosse una zona franca di questioni che si devono tenere sostanzialmente coperte all’opinione pubblica.

Avvertiamo il bisogno di un giornalismo senza tabù, coraggioso, libero, possibilmente non aggregabile ai carri politici o a quelli imprenditoriali .

Lo avvertiamo soprattutto adesso perché la fine delle ideologie invece di contribuire a realizzare una politica più aperta a libera, si va incanalando in una condizione nella quale la politica muore e la società diviene più opaca e il cittadino meno protagonista e sempre più emarginato.

La libertà è oggi bendata ?
01/12/2011

Scontro tra lobby
Efficace, ma piuttosto ripetitiva l’apparizione di Carlo De Benedetti alla trasmissione otto e mezzo di martedì 29 novembre. Il patron di Cir ha, innanzitutto, ribadito che ”da circa 2 anni sono convinto che occorre un’imposta patrimoniale alla Svizzera, soft, su tutto il patrimonio con un’aliquota bassa, sotto l’1%. In Svizzera c’è da molti anni .  E la Svizzera, anche se Berlusconi forse non lo sa, non è un paese attraversato da orde comuniste”.

C’è solo da rilevare che se tale imposta patrimoniale venisse calcolata su un valore di 500 mila euro , che corrisponde ad un’abitazione medio piccola in città come Roma , l’esborso per il proprietario,e sarebbe a cadenza annuale, si attesterebbe a circa 5000 euro. Se riguardasse un ammontare catastale , rivalutato a prezzi di mercato, di 1 milione di euro la somma da dare al fisco sarebbe di diecimila euro l’anno.

E’ una notizia che – si fa per dire - farà piacere ai risparmiatori ed alle famiglie italiane e che non provocherà alcun imbarazzo a coloro che attraverso canali esteri o bilanci aziendali possono sottrarre, con destrezza , il cespite.

Lo stesso De Benedetti ha ricordato che i suoi figli hanno cittadinanza elvetica.

Anche un’altra tradizionale “attenzione” ha avuto modo di confermare il finanziere di Ivrea, quella sull’acquisto delle televisione de la 7 – maliziosamente suggerita dalla Gruber “con i soldi del risarcimento di Berlusconi”, ” ma - ha soggiunto De Benedetti – il mio amico Franco Bernabè non ha intenzione di vendere”.

Tutto abbastanza scontato.

Interessante , invece , quanto ha detto su Emma Marcegaglia, rivendicando di essere stato “un oppositore della prima ora di Berlusconi”, mentre la presidente della Confindustria avrebbe intessuto rapporti con l’ex premier ”avendo preso ad un prezzo risibile le attrezzature e i soldi buttati via per il vertice G 8 della Maddalena”.

In questa poco elegante considerazione c’è tutto De Benedetti e la sua biliosità per gli affari che possono andare in fumo ( l’odio per Berlusconi nasce dall’affare SME che gli venne sottratto e dalla stessa vicenda Mondadori ) o l’invidia per quelli che sono sfuggiti a lui, ma arraffati da altri .

Coperta dal fumo di ponderose riflessioni etico politiche, siamo tuttavia in presenza di un banale scontro tra lobby. E da tutto ciò si ispira e nasce il rinnovamento dell’Italia ?
24/11/2011

Cittadinanza: ius sanguinis e ius soli , ma la vera questione e’ tra integrazione e multiculturalismo.
L’intervento sulla “cittadinanza ai bambini nati in Italia” che il Capo dello Stato ha rivolto ad una platea limitata, ma con ampia diffusione sui media, si presta a varie interpretazioni.

Qualcuno ha rilevato che questo tema era stato affrontato con una certa virulenza dal segretario PD Bersani nel corso del dibattito sull’insediamento del governo Monti, in aspra polemica con la Lega.

Non si tratta di una questione legata alle urgenze sulle quali si è costruito il nuovo governo, tuttavia, per gli effetti laceranti che questo argomento presenta nell’ex maggioranza di centro destra, sembra poter fornire un assist allo schieramento di centrosinistra che dagli interventi socialmente difficili in arrivo potrebbe risultare condizionato e a rischio di fratture che già affiorano perfino all’ interno del PD, come dimostra la richiesta di dimissioni del responsabile economico Fassina da parte dei democrat liberal.

Non c’è dubbio che sul problema ci sia in atto una classica azione di ”pietà mediatica “, in quanto viene presentato come se la cittadinanza venisse assolutamente negata, mentre per i figli degli immigrati c’è la procedura che la condiziona ad un periodo di permanenza della famiglia sul suolo nazionale.

La vera questione sarebbe quella di evitare che oltre al periodo di permanenza, si aggiungano i ritardi burocratici che allungano e appesantiscono l’emissione dei provvedimenti di riconoscimento della cittadinanza, creando, oggettivamente, una violazioni di diritti.

Ma la questione vera è un’altra : lo ius sanguinis – presente nella legislazione di diversi paesi europei - comporta che la nuova cittadinanza venga riconosciuta dopo una fase di integrazione, mentre lo ius soli, auspicato da sinistra e dai centristi, concede immediatamente il riconoscimento , senza l’adattamento da parte del richiedente al percorso di integrazione.

C’è al fondo una differente visione politica e sociale: con il cambiamento della norma attuale avverrebbe l’accettazione integrale della società multiculturale, mentre, mantenendo le attuali normative, si indicherebbe nei progetti di integrazione la strada sulla quale indirizzare le politiche di accoglienza dell’immigrazione.

Anche questa prospettiva apre delle questioni di carattere culturale assolutamente essenziali per il futuro delle società europee: quella delle identità e quella che viene definita la cultura originaria di una nazione.

Anche la Chiesa negli ultimi anni è stata attenta a che il riconoscimento dei diritti della popolazioni immigrate, che vanno accolte con generosità, non avvenga a danno e a detrimento della cultura originaria.

Il carattere originario ed identitario della Nazione italiana è stato sottolineato più volte dal Cardinale Giacomo Biffi che, anche a proposito dei 150 anni dell’unità d’Italia, ha affermato che “l’elemento più potente di aggregazione delle varie genti della penisola è stato il comune possesso della fede cristiana e del suo radicamento almeno implicito nelle menti, nei cuori , nelle coscienze”, aggiungendo che “nessuno può essere ‘culturalmente italiano’ – quali che siano le sue appartenenze religiose e le sue opinioni – se non fa spazio nel suo mondo interiore, almeno culturalmente, a questa fonte e a questa precipua ragione della nostra identità”. ( G. Biffi: l’Unità d’Italia , Cantagalli 2011 pag. 62 ).

Questo carattere “civile” dell’identità italiana, che non è la religione in quanto tale, ma che ha una radice nella tradizione religiosa del nostro Paese, costituisce l’elemento che va salvaguardato di fronte alle pulsioni ideologiche multiculturali e non vi è dubbio che, per una reale coesione sociale e per una dignitosa elevazione delle popolazioni immigrate, esso vada salvaguardato e immesso nel processo di integrazione delle nuove genti che accedono al territorio italiano.
15/11/2011

Continua la sottile linea rossa
Non siamo stati sorpresi dalla sgradevole manifestazione con la quale alcune centinaia di manifestanti della sinistra hanno aspettato Berlusconi che andava a rassegnare le dimissioni al Capo dello Stato.

Un Presidente del Consiglio che, senza essere mai stato sfiduciato, per senso di responsabilità di fronte ad una situazione non più sostenibile, si dimette e riceve dal democratico popolo della sinistra sputi e monetine è un fatto che non può essere archiviato senza rilevarne il carattere violento ed eversivo.

Eversivo perché dimostra che la sinistra alimenta una concezione per la quale solo chi appartiene ad una parte politica possiede la legittimità a governare e non dimentichiamo che da sempre a Berlusconi è stata opposta una pregiudiziale illegittimità.

Violento perché questa aggressione di piazza contro chi è stato eletto democraticamente intende fare “piazza pulita”, come si intitola una trasmissione della scuola mediatica di Santoro, dell’avversario politico.

La sinistra , ma anche chi si fa passare per centrista, possibile che non sentano il bisogno di denunciare con asprezza questo clima da guerra civile permanente dal quale l’Italia non riesce ad uscire, ma al quale concorrono il giustizialismo, la gogna mediatica, la diffusione di ogni vicenda giudiziaria e la pubblicazione e la telediffusione di frequentazioni, conversazioni, appunti, labiali e sguardi del capo del governo “nemico”.

Gianni Baget Bozzo il 26 febbraio 2009, intervistato da Luigi Amicone disse: “ L’anomalia della nostra società consiste nella sua pulsione rivoluzionaria - il sindacalismo massimalista, il terrorismo degli anni ’70, la magistratura insorgente, l’antipolitica che si fa piazza – insomma nel permanere dell’idea di “rivoluzione del sistema”… ed ha impedito che la società liberale, il Risorgimento, in Italia diventasse democrazia, nel senso pieno”.

Se fosse ancora vivo avrebbe assistito ad un altro episodio di questa “rivoluzione”, provando dolore per il suo amico Berlusconi. dell’Italia.
9/11/2011

Da Strasburgo finalmente una buona notizia: e’ legittimo il no alla fecondazione eterologa.
Rovesciando la decisione del tribunale di prima istanza , la “Grande Chambre” del Consiglio d’Europa ha stabilito un principio di grande importanza anche per la normativa italiana: non viola la Convenzione dei diritti dell’uomo il “no” per legge alla fecondazione in vitro con cellule di “donatori” diversi da padre e madre.

Non ci interessa solo riferire degli entusiastici commenti che vengono da personalità di cultura cattolica come il sottosegretario Eugenia Roccella che sottolinea come la sentenza ribadisce la “difesa della legge 40 che si conferma saggia e lungimirante”, come l’eurodeputato Carlo Casini ( “”la Corte europea riconosce agli Stati la libertà di decidere autonomamente in materia di famiglia e di vita e perciò implicitamente respinge l’idea che esista un diritto al figlio come diritto umano fondamentale”) come Lucio Romano, presidente dell’associazione Scienza & Vita, che rileva il riconoscimento “di un principio fondamentale del diritto: la certezza dell’identità genitoriale”.

Siamo colpiti anche se non sorpresi del fatto che il quotidiano della grande borghesia imprenditoriale che riporta in prima pagina “il ritorno di Santoro” non scrive una riga nelle sue 72 pagine del 4 novembre su questa importante notizia per il costume sociale dell’Italia.
9/11/2011

Il Parlamento vara lo statuto delle imprese.
Lo statuto delle imprese è legge dello Stato dopo un lungo iter parlamentare iniziato il 15 marzo 2011. Cosa insolita per l’Italia è stata approvata all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari.

Il provvedimento punta a tutelare la libertà d’impresa e a snellire una serie di procedure burocratiche per le piccole e medie imprese. La legge attua anche lo Small Business Act, la carta europea dei diritti delle imprese. Sono stati creati, cos’, i presupposti per stimolare la crescita( per il Ministro Romani è il primo provvedimento della lettera alla Ue del governo italiano ad essere approvato) e sono state introdotte più certezze nei tempi di pagamento alle imprese da parte della Pubblica amministrazione nonché sanzioni per chi paga in ritardo. Secondo la Confindustria lo statuto contiene principi positivi per il mondo produttivo perché la legge definisce lo statuto delle imprese e dell’imprenditore, chiede una riduzione negli adempimenti amministrativi per i cittadini e le imprese, sollecita una trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e dei bandi per incentivi.

Nel rapporto con le istituzioni varranno i principi della certezza e la fina della discrezionalità. Sarà ammessa infatti la certificazione privata sostitutiva del controllo pubblico e ogni certificazione inserita nel registro delle imprese non potrà più essere richiesta da nessuna Amministrazione.

Procedure, quindi, più flessibili per l’affidamento di incarichi di progettazione ed altri servizi tecnici fino alla soglia comunitaria di 193 mila euro. In caso di ritardi di pagamenti delle grandi imprese le piccole e medie saranno tutelate anche con sanzioni da parte dell’Antitrust.

Le associazioni di categoria,infine, saranno obbligate al rispetto del codice etico antimafia e legittimate ad agire in giudizio. In definitiva ( qualche osservatore ha parlato enfaticamente di rivoluzione nei rapporti tra imprese e istituzioni pubbliche)l’obiettivo è quello di ridurre gli oneri burocratici per i cittadini e le imprese e promuovere, pertanto, politiche di aggregazione imprenditoriale. Altra novità viene dalla Cassa Depositi e prestiti, guidata da Giovanni Gorno Tampini e presieduta da Franco Bassanini. L’ente ha aumentato da otto a 18 miliardi il plafond per le piccole e medie imprese. Un intervento passato sotto silenzio ma che è molto importante anche ai fini della lettera all’Ue sugli impegni per lo sviluppo.

Sono soldi pubblici girati a tassi moderati alle banche perché a loro volta li prestino alle imprese con piccolo differenziale aggiuntivo. A regime ne usufruiranno circa 50 mila aziende. Con queste operazioni la Cassa depositi e prestiti, che conta un attivo di 258 miliardi nel 2011, si avvicina alle omologhe KFW della Germania e Caisse Dès Dèpots della Francia ( smen)
17/10/2011

Nasce al bar il “grande centro” di Sardelli.
L’agenzia stampa DIRE alle 12 e 12 del 14 ottobre, prima che inizi la votazione sull’ennesima fiducia al governo Berlusconi, dirama un comunicato storico: Luciano Sardelli, deputato ignoto - “ ex Mpa, ora Popolo e territorio (ex Responsabili )” – così dichiara:

“Serve un nuovo partito dei moderati. Chiamatelo Grande Centro. Io lo chiamo Grande partito dei moderati e dei riformisti”.

E la stessa agenzia annuncia che i lavori per questo “grande” partito sono avviati ed è lo stesso ignoto deputato che annuncia l’ “evento”: “Con il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa abbiamo preso un caffè insieme , io penso che occorra lavorare per mettere fine alla diaspora degli ex DC”.

Evviva! Tra un caffè e l’altro, ricostruiamo la grande Dc. Avanti, c’è posto!
04/10/2011

Disordini a Brooklyn.
Le notizie delle manifestazioni dei cosiddetti “indignados” contro le Banche e Wall Street che si stanno svolgendo negli Stati Uniti sono come segni premonitori di una nuova stagione di instabilità e di contestazione.

Questi fatti dimostrano, ancora una volta, che siamo di fronte ad una crisi di carattere internazionale che presenta connotati economico finanziari, ma che comprende anche , quantomeno per l’Occidente, aspetti più generali quali: stili di vita, condizioni sociali, governance.

E’ imbarazzante l’impreparazione e il provincialismo del dibattito politico in Italia, la miopia di gran parte della stampa e la faziosità di un’opposizione, in particolare, che sulla questione della crisi economica, riduce tutta l’analisi alle critiche al governo ed alla “questione Berlusconi”, ignorando cause profonde e prospettive di grandi mutamenti a livello internazionale.

Sta ritornando una spinta contestativa che le prospettive di recessione delle economie occidentali , certamente, contribuiscono a peggiorare.

Ma c’è qualcosa che va oltre la sfera dei problemi economici.

Le democrazie occidentali rischiano di vedere incrinata la loro coesione sociale per cause che non si possono ridurre solo ad una riduzione del benessere o al solo accentuarsi di diseguaglianze.

Nell’ultimo Forum del Progetto culturale della CEI della fine dello scorso anno, il Cardinale Ruini, riallacciandosi ad un intervento del Rettore Ornaghi, ha richiamato la famosa asserzione di Ernst-Wolfgang Boeckenfoerde secondo la quale “lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che esso di per sé non può garantire”.

Si tratta di quei presupposti sui quali sono state costruite le democrazie e cioè la legge naturale dalla quale l’Occidente, da Roma in poi, ha diffuso valori, diritti e leggi.

Alimenta questo decino dei “presupposti” quello che Benedetto XVI ha denunciato e cioè quello ”strano odio” dell’Europa verso se stessa., che, poi, riguarda tutto l’Occidente.

E’ questa causa che andrebbe scandagliata per comprendere la grande crisi che si va profilando all’orizzonte e della quale gli “indignados” sono come le prime ondate di uccelli migratori.
15/09/2011

Al giro della padania va in scena l’odio.
Che il Giro della Padania non sia stata una idea brillante può essere vero, ma ciò che è andato in scena in quei giorni ha rappresentato qualcosa di assolutamente disgustoso.

E’ successo di tutto. Insulti, sputi ai corridori, tentativi di bloccare la corsa, aggressioni. Gli attivisti di estrema sinistra si sono scatenati in una sorta di guerra civile nello sport, tentando di infangare anche i nomi di atleti conosciuti per le loro importanti vittorie in Italia e all’estero.

Lo sport è sempre stato visto come un qualcosa che produce una distensione ed una competitività senza odio.

Ma sappiamo che qui in Italia l’odio verso l’avversario non è solo un elemento prodotto dalle guerre vere, quelle combattute con le armi, ma è una condizione che ha provocato esecuzioni sommarie anche al termine dei conflitti bellici. E continua ad alimentare la politica.

Questa lunga spirale dell’odio è andata in scena anche al Giro della Padania ed abbiamo rivisto il bieco atteggiamento dello squadrismo di sinistra, magari ammantato da una patina di patriottismo ciclistico.
28/07/2011

Onore al caporal maggiore David Tobini
Intorno alla morte del caporal maggiore dei parà David Tobini si aprono, come in altre analoghe circostante, questioni attinenti alla condizione di questa presenza italiana in Afganistan e negli altri fronti.

La concomitanza, poi, dell’esame in Parlamento del provvedimento di rifinanziamento delle missioni apre, come sempre, un dibattito sulla opportunità o meno di continuare , nel quadro delle alleanze internazionali, di essere presenti e di deciderne le relative risorse di bilancio.

Noi, non vogliamo partecipare a questo confronto pur importante.

Intendiamo invece fermare nelle nostre menti l’idea che alcuni giovani italiani – ormai le vittime in Afganistan sono oltre 40 – muoiono per difendere l’Occidente dal terrorismo esprimendo così una delle nuove forme di patriottismo, in questa epoca difficile.

In una società che si presenta come l’affermazione dell’edonismo, del consumismo, del relativismo morale questa morte sembrerebbe assurda, priva di senso.

La normalità è ormai, considerata la morte sulle strade o nei luoghi appartati per l’uso di stupefacenti.

L’inversione dei valori è tale che fa sembrare inutile il sacrificio per il bene comune, per la difesa dal nemico, per il richiamo dell’amor patrio.

Caporal maggiore Tobini noi ti rendiamo omaggio e preghiamo per la tua anima, ma già sappiamo che anche di fronte a Dio il tuo sacrificio possiede il privilegio di essere la morte del giusto e ti onoriamo anche perché, a noi, ci riconsegni il senso dell’esistenza e della scala dei valori della vita.

Per questo sei ancora presente tra noi.
28/07/2011

Omofobia : Finiani e Pd dalla stessa parte.
Sono sgradevoli le reazioni che hanno accompagnato l’accoglimento da parte della Camera delle pregiudiziali di incostituzionalità nei riguardi della legge contro l’omofobia, presentata dal PD.

Alcuni esempi: Flavia Perina (FLI) ha definito lo scrutinio “ una discriminazione politica che non ha uguali in nessun paese avanzato”; Paola Concia ha accusato il Parlamento di “stare con i violenti”, mentre il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, ha detto che è stato inviato “ ad alcuni un segnale negativo”.

Il provvedimento ha visto una differenziazione all’interno dei diversi gruppi anche se , come indicazione politica, FLI si è schierato per il sì al provvedimento, insieme al PD, l’UDC 8 aveva presentato la pregiudiziale) ed il PDL contro.

Si è comunque riorganizzato intorno a questa decisione un fronte di centro-destra in difesa di una linea non relativista, a fronte di una posizione di centro sinistra, nella quale si è collocato, sostanzialmente FLI , favorevole ad una visione che concedeva, di fatto, agli omosessuali un privilegio normativo.

Ha ragione il giurista prof. Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici, che ha affermato: «Nonostante ciò che alcuni continuano a sostenere, non esiste più in Italia, e da tempo, la questione omosessuale».

Risulta quindi obbiettivamente una forzatura ed una diseguaglianza non giustificabile l’aggravante per la violenza verso i soli omosessuali.

Questo passaggio parlamentare non può essere ininfluente rispetto alle prospettive più squisitamente politiche, cioè nelle future alleanze programmatiche e di governo.

Fini è uscito ancora una volta dal riserbo istituzionale che la carica gli imporrebbe per affermare “ se fossi stato un semplice deputato che può votare e non il presidente, avrei votato convintamente contro le pregiudiziali”.

Né può passare inosservato quanto espresso dal PD oggi e cogliere l’occasione per una precisazione circa lo sviluppo delle idee sulla bioetica in Italia.

Questa linea relativista , sulla quale si colloca convintamente tutto il PD e che è giunta ormai al suo compimento , come è stato messo in evidenza dalla raccolta di saggi sull’argomento a cura di Lucetta Scaraffia (“Bioetica come storia”, Lindau 2011 ), nasce nel PCI nel 1972 con il famoso articolo pubblicato su “Noi donne” nel quale si affermava “ Prima o poi dovrà essere possibile mettere in un’incubatrice uovo femminile e seme maschile e 9 mesi dopo ritirare il bambino”.

In quell’anno diventava segretario del PCI, fino al 1984, Enrico Berlinguer.

A quanti , anche in ambito cattolico democratico, pensano, con nostalgia e considerazione, alla figura di questo leader comunista, andrebbe ricordato che la evoluzione del PCI per accompagnare e promuovere lo sviluppo della società radicale di massa, avvenne proprio in quegli anni e si compì, anche, il “suicidio della Rivoluzione”.
06/07/2011

Gli scandali, la politica, gli ideali e il senso civico.
L’idea di una superiorità morale della sinistra è una di quelle idee più dure a morire , anche se, tante vicende hanno messo in mostra come essa non abbia alcun fondamento reale.

Già ai tempi di tangentopoli era del tutto evidente che il finanziamento illecito dei partiti, così diffuso, si basava su di un consenso ed una partecipazione generalizzata che, poi, le inchieste giudiziarie, per una serie di ragioni che sarebbe lungo ripercorrere, non fecero emergere adeguatamente.

Né si valutò, con sufficiente rilievo politico e morale, la questione del finanziamento estero del PCI sotto il profilo dell’interesse nazionale e della collocazione internazionale di un partito che, per anni, fu “ideologicamente” estraneo al sistema di alleanze delle democrazie occidentali.

L’ultimo episodio che ha visto l’arresto di un imprenditore interessato all’operazione voli per l’Isola d’Elba è sufficientemente grave perché sembrerebbe palesare un sistema di sostegno, ripagato con i relativi finanziamenti, per favorire la possibilità di accesso ai servizi , spiazzando altri competitori.

Anche sulla disponibilità di questi imprenditori ad offrire voli a Massimo D’Alema, sembrerebbe confermata dalla stesso Presidente del Copasir, si pongono questioni di prassi etica non certamente encomiabili.

Sembra, poi, che questi finanziamenti riguardino anche Presidenti di Regioni da sempre amministrate dalla sinistra.

Tutti questi elementi dimostrano la strumentalità di ogni campagna a sfondo moralistico per colpire l’avversario politico , in quanto permangono ad ampio raggio forme di favoritismi, regalie, finanziamenti non dichiarati che lasciano perplessa l’opinione pubblica e sulla quale è impossibile districarsi per salvare qualcuno o qualcosa.

Il riscatto della politica che non può avvenire con l’uso del moralismo o del giustizialismo passa attraverso la capacità di questa di sollevarsi dal pantano attuale, per rilanciare temi etici e politici di forte spessore.

Lo scandalismo chiama scandalismo e ci sarà sempre, a giro, qualcosa da scoprire nei riguardi dell’avversario.

Nessuno si illuda di farla franca.

Mentre non deve intervenire nessuna forma di assuefazione alla diffusa prassi illecita o eticamente riprovevole, occorre, invece, indicare un nuovo orizzonte ai temi della politica.

Uscire dal pantano degli scandali significa recuperare un forte senso civico, cioè un senso delle istituzioni e del bene comune che in quanto tali costituiscono un antidoto permanente alle tentazioni che il potere politico presenta .

Ci fu un tempo nel quale i giovani avendo una forte idealità politica, anche sposando ideologie “eretiche”, offrivano se stessi ad un impegno che, per molti , li ha caratterizzati per tutta la vita.

E tanti di questi giovani non si discostarono mai da questa condizione etica e ideale.

Senza il recupero di una forte idealità e di un alto senso civico la politica non si sanerà.
06/06/2011

Due Giugno il volto migliore dell'Italia.
La Festa della Repubblica non è mai stata così partecipata e piena di significati come quella del 2 giugno 2011. Non solo per la ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e del 65° compleanno della Repubblica.

La folla di romani e turisti accorsa lungo i Fori Imperiali per assistere alla parata ( oltre 5200 militari, 460 civili, 215 cavalli, 200 mezzi di varia tipologia) ha partecipato anche ad un grande evento diplomatico.

Ben ottanta delegazioni stranieri composte dai massimi vertici delle rispettive amministrazioni sono giunte a Roma per rispondere all’invito del Presidente Giorgio Napoletano.

Erano presenti quasi tutti i grandi del mondo ( requisiti ben 14 hotel di via Veneto) dal presidente della Russia Dmitri Medvedev al vicepresidente degli Usa Joseph Biden, dal prossimo leader della Cina Xi Jinping a Re Juan Carlos di Spagna nato nella capitale, dal presidente dell’Afghanistan Karzai a quello dell’Argentina Cristina Kirchner, dal palestinese Abu Mazen all’israeliano Simon Perez, dalla svizzera Micheline Calmy –Rey alla finlandese Halonen, dal presidente tedesco Wullf a Ban Ki-moon che ha elogiato l’Italia come partner straordinario dell’Onu e sempre in prima fila sui diritti umani.

C’era anche Carlo Azeglio Ciampi il presidente al quale si deve, all’inizio degli anni Duemila, la riscoperta delle sfilate che negli anni Settanta furono fortemente contestata da pacifisti e ambientalisti. Si deve a Ciampi l’orgoglio di cantare nuovamente l’Inno di Mameli senza essere derisi. E quest’anno grazie soprattutto al Presidente Napolitano il 2 giugno è stata l’occasione perché la comunità italiana si ritrovasse unita nel riconoscere un insieme di valori e principi comuni.

La giornata non è stata soltanto una parata e uno spot mediatico. Ci sono stati in concreto un vertice promosso dal premier Berlusconi a Villa Phanphili tra Biden e Medvedev sulla crisi della Libia e incontri conclusi con la sottoscrizione di accordi economici con la Cina ( al Colle era presente anche il Ministro Giulio Tremonti).

Dietro la buona riuscita della cerimonia, della tenuta di Roma in fatto di sicurezza e di ospitalità ( le first lady hanno potuto visitare la Mostra del Lotto, fare shopping e partecipare alla cena e al concerto del Quirinale) c’è stata una meticolosa preparazione e organizzazione. I passaggi poi delle Frecce Tricolori sul cielo della Capitale hanno aggiunto un tocco di ulteriore qualità alla manifestazione.

Tutto bene? Per una volta sì. L’Italia merita fiducia ha detto il Presidente della Repubblica davanti ai Capi di Stato, del segretario dell’Onu e dei vertici della Comunità Europea. Nel ringraziare tutti per il gesto di amicizia e di omaggio nei confronti della Nazione e del popolo italiano Napolitano ha ricordato che la nascita dello Stato nel 1861 rappresentò un fatto di grande rilievo nella storia dei movimenti nazionali e dei moti di libertà in Europa.

“ Da allora l’Italia ha saputo trovare il suo posto e assumersi le sue responsabilità nella comunità internazionale e non solo come fondatore dell’Ue”. Nei 150 anni trascorsi dall’unificazione nazionale l’Italia ha compiuto un lungo e travagliato cammino. Oggi l’Italia, ha insistito Napolitano, è profondamente cambiata, eppure eravamo partiti da condizioni di grave arretratezza. “ L’Italia è chiamata ad affrontare nuove sfide. Non nascondiamo le difficoltà ma l’Italia ha l’orgoglio di un paese che cambia e merita fiducia”.

Il 2 giugno ha restituito il volto migliore di un paese in affanno e in difficoltà ma, come sottolineato dal Governatore della Banca d’Italia Draghi nelle sue ultime Considerazioni prima di insediarsi a Francoforte al vertice della Bce “ il suo declino non è ineluttabile”. ( smen)
31/05/2011

Il labiale di Berlusconi e la scelta di Marchionne.
Tutti i “grandi” quotidiani di venerdì 27 maggio avevano un solo titolo in prima pagina che, oggettivamente, segnava un indirizzo informativo assolutamente prevalente.

Questi titoli si basavano sul “labiale” di Berlusconi intercettato alla conferenza stampa del G8 a Deauville che spiegava al Presidente degli Stati Uniti che in “in Italia c’è una dittatura dei giudici di sinistra”.

Non solo, ma i commentatori “più autorevoli” di questi giornali incentravano tutto lo scambio di idee e progetti tra Italia e gli altri Paesi sulla base di questa “labialità”, ci si pedoni il neologismo.

Sappiamo che i rapporti tra questa stampa e Berlusconi, o meglio, tra gli interessi delle proprietà di queste “catene editoriali”ed il Presidente del Consiglio non sono certo idilliaci ed è di tutta evidenza che la posizione del premier è sottoposta, da ogni angolatura, ad ogni forma di critica e di stroncatura.

Tuttavia c’è da chiedere se in questa circostanza la notizia ha rispettato l’interesse degli elettori per conoscere quello che è realmente accaduto in un incontro ai massimi livelli internazionali.

Le sinistre e tutta l’informazione hanno commentato su un leit motive unico: il premier, denigrando i magistrati all’estero”, ha offerto “una immagine negativa del Paese”.

Certo Berlusconi non è stato “politicamente corretto”. Soprattutto secondo i canoni della sinistra giustizialista che non vuole vedere il conflitto tra magistrati e politica e la oggettiva attenzione di una Procura verso Berlusconi dalla sua discesa in politica. Non è accettabile esprimersi in un vertice internazionale, per chiarire che esiste una “anomalia” tutta italiana che travalica i confini nazionali per entrare nell’opinione pubblica internazionale e non solo.

Questo lo si ritiene un “vulnus” della nostra condizione di Paese, una menomazione grave.

In quelle stesse ore accadeva, però, che la più importante impresa italiana formalizzava il suo distacco dall’Assemblea dell’organizzazione degli imprenditori e le cause le sappiamo tutti e riguardano la scarsa propensione a farsi rappresentare da un organismo che contribuisce a far viaggiare i suoi aderenti su schemi vecchi, nostalgici dell’assistenzialismo statale e del consociativismo sindacale.

La nuova FIAT è’ l’immagine di un’Italia nella quale , se si vuole rappresentare la capacità di crescita e di competitività, si deve abbandonare il carattere lobbistico e corporativo che caratterizza ancora l’attività imprenditoriale e la sua organizzazione sindacale.

Di fronte a queste due notizie, prevale nettamente , nei quotidiani, il labiale di Berlusconi e non la novità di Marchionne che lascia Confindustria.

Non è difficile capire il perché questa distorsione e, in fondo,di una operazione di disinformazione e di copertura.
20/05/2011

Il tricolore nello spazio.
Grande impresa in cielo.

Due italiani si sono incontrati a 400 chilometri dalla Terra, considerato anche che la Nasa ha deciso che quello dello Shuttle è stato il penultimo volo.

Il colonnello dell’aeronautica viterbese e astronauta dell’Esa Roberto Vittori, 46anni, ha raggiunto sulla stazione orbitante dove si trovava da dicembre l’altro astronauta Paolo Nespoli. Aperto il portellone della navetta guidata dall’americano Mark Kelly è stato fatto entrare il grande strumento AMS-2 che andrà alla ricerca di tracce dell’antimateria.

Lo strumento elaborato dai fisici italiani e frutto della collaborazione tra Asi-Esa e industrie italiane rimarrà per anni sulla piattaforma nella speranza di raccogliere le “ fantomatiche particelle” a lungo cercate dai fisici e mai trovate. L’ esperimento coinvolge ben 16 Nazioni ed è guidato dal premio Nobel Samuel Ting e da Roberto Battiston dell’isituto di fisica nucleare.

Roberti Vittori è alla sua terza missione avendo viaggiato anche sulle Soyouz russe. Per un saluto agli astronauti si è collegato anche Papa Benedetto XVI mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha regalato la bandiera tricolore che ora sventola sulla piattaforma.

Se gli scienziati dovessero trovare l’antimateria anche l’Universo dovrà essere spiegato diversamente. E’ la prima volta che una Nazione come l’Italia può vantare, al di fuori di Stati Uniti e Russia, due astronauti insieme sulla base orbitale.
20/04/2011

Personaggi d'oggi: un blogger a tutto campo.
Mario Adinolfi è un personaggio poliedrico. Possiede una biografia invidiabile. Ha collaborato giovanissimo con giornali cattolici e democristiani e, naturalmente, con la RAI. Dalla Rai finirà per un po’ di tempo a RED TV. Si legge sulla non autorevole wikipedia che ha militato nelle organizzazioni giovanile della Democrazia Cristiana e poi, con l'avvento del bipolarismo, nell'area centrista del centrosinistra . Nel 1993 è stato il più giovane membro dell'Assemblea costituente del Partito Popolare Italiano. È diventato membro dell'esecutivo nazionale del PPI.

Nel http://it.wikipedia.org/wiki/2007" 2007 si è candidato alla guida del Partito Democratico, presentando la sua candidatura alle elezioni primarie, ma ottiene solo 5.906 voti, ciononostante diventa membro della assemblea costituente del Partito Democratico, che lo ha eletto tra i cento componenti della commissione che ne scrive lo statuto. È stato membro della direzione nazionale del Pd.

Alle elezioni politiche del 2008 si candida alla Camera con il Partito Democratico nella circoscrizione Lazio 1, risultando primo dei non eletti. Nel giugno 2009 prova a diventare segretario del Pd, presentando una mozione congressuale pubblicata su Europa http://it.wikipedia.org/wiki/Europa_(quotidiano)" \o "Europa (quotidiano)" "http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Adinolfi" \l "cite_note-1#cite_note-1" \o "^ \"Mario Adinolfi in corsa per la segreteria del Pd\", Europa " , decidendo, poi, di confluire a sostegno del cattolico democratico Dario Franceschini.

Siamo quindi davanti ad un rampollo doc della sinistra democristiana.

Ma Adinolfi ha anche un’altra attività: il poker.

Sempre su wikipedia, cha la vice presidente della Camera Rosy Bindi ama citare, è scritto: è stato il primo italiano ad arrivare al tavolo finale del World Poker Tour, piazzandosi al sesto posto (Casinò di Venezia, maggio 2009). Nel marzo 2011 ha centrato un altro tavolo finale WPT, chiudendo al quarto posto la tappa di Vienna.

Dal 2009 è anche autore del "Mario Adinolfi Italian blog", nel quale racconta la sua vita di giocatore amatoriale di poker, testimonial della squadra di Full Tilt.

Su questo blog il 12 aprile 2011 troviamo scritto, con l’eloquente titolo IN THE MONEY IS OK, “A un certo punto ho pensato che nei miei 23 mesi da pro avevo fatto solo tavoli finali: due al Wpt (Venezia e Vienna) e uno all'Ept (side event Tallin)...mi mancava un bel semplice ITM, ed ecco questo ventiduesimo posto all'Ept di Berlino...io er core ce l'ho messo, ma me sa che ce voleva er culo (mano finale KQ io vs 44 oppo, prima carta a faccetta un bel Kappone rosso, poi un maledetto 4)...grazie a tutti per il tifo”.

A gennaio 2011 gli è capitato sul suo blog un episodio increscioso. In polemica con Alfonso Signorini gli è scappato un "me fa 'na p... a due mani quel fr...etto”.

Immaginiamo la giusta rivolta che questa frase ha suscitato da parte di tutte le associazioni gay.

Ma l’ultima è davvero imbarazzante : il suo nome, secondo i quotidiani, appare nella lista segreta del "http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/04/16/news/ttuffa_parioli_ecco_i_nomi_dei_90_pregiudicati-15006645" "Madoff dei Parioli", l’elenco cioè di coloro che posseggono patrimoni investiti all'estero, per lo più in paradisi fiscali, grazie a Lande&Co.

Il blogger è in buona compagnia tra personaggi dello spettacolo , professionisti, vecchie glorie del cinema, volti nuovi della tv , nobili e imprenditori. Come scrive Repubblica: “ Tutta gente che ha affidato i suoi risparmi, tanti o pochi che fossero, al "Madoff dei Parioli" e che ha deciso di non aderire dello scudo fiscale per far rientrare quei capitali. Moglie di, sorelle e fratelli di, figli di. Uno spezzone della "Roma che conta" e non solo”.

Lui smentisce minimizzando l’operazione che, dice, fece per cinquanta milioni negli Anni novanta con il commercialista Lande, guadagnandone venti.

La sua è una carriera invidiabile , come dire: giovane democristiano, dirigente ed intellettuale emergente del PPI e del PD, giocatore di poker, blogger accusato di omofobia , dedito a piccole, ma fortunate speculazioni finanziarie.

C’è di tutto.
08/04/2011

Le contraddizione Italiane:Sangui-sughe e pensioni d'oro.
L’Italia delle contraddizioni. C’è un libro in edicola da pochi giorni che farà molto discutere. Già il titolo “ Sangui-sughe” con il sottotitolo “ le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasse” è di quelli che inducono a prenderlo in mano in libreria per sfogliarne il contenuto. Non è di facile lettura, perchè pieno di cifre e date.

Un libro-contro, si sarebbe detto una volta. D’inchiesta. Reale e crudo come è lo stile del giornalista Mario Giordano. Si protesta per i tagli all’Università e poi si scopre che docenti universitari si accordavano per truccare i concorsi per ricercatore e associato in modo da garantire la nomina di candidati amici. Nella scuola italiana esiste un esercito di precari che va regolarizzato altrimenti sono scioperi? Bene. Mettiamoli in organico perché per troppi anni sono stati presi in giro tra una supplenza e l’altra.

L’altra faccia della medaglia dice però che il 97 per cento del Bilancio del dicastero della “ contestata a prescindere” Gelmini è bruciato dagli stipendi dei professori, maestre e personale amministrativo. Anche, quindi, dei 200 mila bidelli che rappresentano un’aliquota maggiore delle Forze dell’Ordine. La media europea dice che agli stipendi non va più del 50 per cento, che la media Ocse è di 6,5 insegnanti ogni 100 studenti contro i 9,8 italiani.

Si protesta per i tagli alla cultura, il maestro Riccardo Muti all’Opera di Roma per il Rigoletto davanti al presidente della Repubblica invita il governo a fare un passo indietro sui tagli al Fus. Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti accetta e trova i fondi necessari ( aumentando la benzina) perché la “ cultura è cultura” dice la ballerina etoile della Scala, l’impegnata Carla Fracci.

E cosa fa la Scala di Milano appena ricevute le assicurazioni che i soldi ci saranno ? Li distribuisce ai dipendenti sotto forma di integrativo aziendale senza ovviamente preoccuparsi che il 75 per cento del bilancio delle 13 Fondazioni liriche è a carico della collettività.

Torniamo al libro “ Sangui-sughe” sulle pensioni. Una miniera di notizie. C’è un pensionato Inps che prende 90 mila euro al mese e ci sono le pensioni baby ( quelle ottenute con pochi anni di contributi), le pensioni ai mafiosi e poi quelle doppie, triple, quelle d’oro.

Un labirinto di situazioni scandalose per i “ poveri mortali”. E meno male che con l’arrivo dei contratti delle bandanti e delle colf straniere i conti dell’ente di previdenza sono stati rimessi a posto per i prossimi 30-50 anni.

Allora leggere per credere. L’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato( quello dell’operazione sui conti correnti notte tempo quando era Ministro del tesoro) incassa tre pensioni: mille euro al giorno per un totale di 31.411, cumulando quella di professore ordinario ( 12.518 netti, pari a 22 mila lordi), quella di parlamentare ( 9.363) e il gettone da presidente della Treccani.

E’ stato anche nominato presidente del comitato dei garanti per il 150° dell’Unità d’Italia ed è senior advisor della deutsche Bank. L’ex presidente della Camera Luciano Violante mette insieme 16.680 euro come parlamentare e magistrato. Anche l’ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro mette insieme 4.766 euro netti come magistrato avendo esercitato la mansione solo per 3 anni, più l’idennità da senatore a vita, per un totale di oltre 15 mila euro. Supera i 9 mila euro Armando Cossuta come parlamentare italiano ed eurodeputato.

L’ex segretario della Cisl Sergio D’Antoni ai 5233 euro come docente universitario aggiunge lo stipendio da parlamentare Pd. Incassa 14.254 Romano Prodi grazie a 3 vitalizi, da parlamentare ( 4.725), da pensionato come docente universitario ( 4.246) e 5.283 come ex presidente della Commissione Ue. Non si sa se c’è un quarto vitalizio derivante dalla Presidenza dell’Iri. Tre pensioni riceve anche il parlamentare finiano e professore Mario Baldassarri.

Si potrebbe continuare. Ma le ulteriori scoperte le lasciamo al lettore.
25/02/2011

Cronache relativiste americane.
Lucetta Scaraffia su Il riformista del 24 febbraio, riferendo di un articolo pubblicato sul settimanale Donna di Repubblica, intitolato “quattro mamme e un papà”, narra quanto avvenuto negli Stati Uniti dove “una coppia americana ha procreato due fratelli nati quasi contemporaneamente, quindi in un certo senso gemelli, utilizzandogli ovuli di una donatrice e gli uteri di due madri surrogate”.

Sempre nell’articolo della Scaraffia si cita un articolo di Repubblica dal titolo “la pillola dimenticata”, “in cui si deplora l’uso troppo modesto che nel nostro Paese si fa di anticoncezionali, segno ovviamente di arretratezza culturale”.

Mentre leggiamo queste riflessioni che stigmatizzano gli impulsi relativisti che si diffondono nel costume sociale e si segnala il tentativo di paragonare il progresso sociale all’uso della pillola, in molti quotidiani viene diffusa la decisione di Barak Obama di non difendere più la legge che vieta il riconoscimento federale del matrimonio fra omosessuali.

In sostanza il Presidente americano e il Ministro della giustizia intenderebbero far abrogare la legge del 1996 il “defence of marriage act”, periodicamente accusato di incostituzionalità, anche se il Congresso è oggi a maggioranza repubblicana che è notoriamente contraria alle nozze tra omosessuali.

Quello che colpisce nella argomentazione espressa da Obama è la tesi secondo la quale “non esistono ‘basi razionali’ per non riconoscere le nozze di coppie formate da persone dello stesso sesso”.

Qui siamo nel punto nevralgico sul quale si costruisce tutto il pensiero relativista.

La “ragione” che invoca Obama è quella avulsa non solo dalla fede, ma anche dall’etica e dalla legge naturale.

“ La legge naturale – ha detto Benedetto XVI – è il solo valido baluardo contro l’arbitrio del potere e gli inganni della manipolazione ideologica”

Senza tali presupposti la “ragione” arriva a giustificare un diritto che diviene la mera espressione dei desideri individuali o norme che esprimono l’assolutismo dello Stato o valori che discendono della ideologia progressista.

Questi segni non vanno sottovalutati perché rappresentano l’espressione del nuovo totalitarismo, cioè della “dittatura del relativismo”.

Questo assolutismo è il nocciolo duro del relativismo che ci viene raccontato da queste cronache americane.
14/02/2011

Una donna al vertice di Palazzo Madama.
Per la prima volta una donna si è insediata al vertice dell’amministrazione di un organo costituzionale come il Senato che ha quasi mille dipendenti e un bilancio che sfiora i 600 milioni di euro.

Un esempio per tante donne che non riescono a salire i gradini delle massime responsabilità aziendali pubbliche e private. Il percorso professionale della signora Elisabetta Serafin è esemplare. Figlia di un commesso del Senato, classe 1958, è laureata in scienze politiche, si è classificata prima al concorso per consigliere parlamentare( aveva vinto un concorso anche per la Banca d’Italia) e poi per 18 anni ha seguito i lavori parlamentari fino al 2003 quando venne nominata direttore del servizio d’Assemblea.

A differenza di tante altre volte non è prevalso il criterio d’anzianità ma la scelta è stata fatta sulla base dell’esperienza acquisita e dei titoli professionali. Anche in questa circostanza ,però, c’è stata la solita contrapposizione ideologica-politica da parte dell’opposizione che ha voluto differenziarsi dalla scelta della maggioranza ad eccezione di due senatrici, Emanuela Baio Bossi del Pd e Helga Thaler della Svp.

La nomina rappresenta,invece, un segno di vitalità della società politica italiana capace di abbattere gli ostacoli e i muri che si frappongono all’avanzamento professionale delle donne.
14/02/2011

L'Alto Adige non festeggia ma è strapagato dallo stato
La polemica presa di posizione del leader della Svp di Bolzano Luis Durwaller e la replica polemica del Quirinale sui festeggiamenti il 17 marzo per l’Unità d’Italia hanno riportato all’attenzione le questioni e i privilegi dell’autonomia dell’Alto Adige. Sono molti gli osservatori che si sono chiesti se in un’Europa senza frontiere ha ancora senso questa estesa autonomia economica alto-atesina che si ripercuote anche alla confinante provincia autonoma di Trento.

Il governatore sudtirolose non è nuovo alle polemiche e ripete di sentirsi “ parte della minoranza austriaca che ha passaporto italiano e vive in Italia”.

Come ci vive? Benissimo. Il 90 per cento delle tasse e il 90 per cento dell’Iva pagata sul territorio( imposte di registro, successioni, tasse automobilistiche, sulle benzina, sigarette) resta in Alto Adige e lo Stato paga 1.121 euro all’anno pro capite, ossia il doppio dei soldi assegnati ai romani di “ Romaladrona” che ne ricevono 591, di Firenze con 555, di Torino con 535, di Cosenza 523. Il triplo dei soldi che vanno ai milanesi o ai calabresi.
11/01/2011

Tecnici e manager s’impongono all’estero

Tre Italiani ai vertici della General Electric.
L’Italia va bene o va male? Ognuno ha la sua tesi, la sua teoria, la sua ricetta. Poi arrivano le notizie dell’Unioncamere riguardanti la natalità e la mortalità delle imprese.

I dati evidenziano una realtà positiva: sono cresciute le iscrizioni di nuove ditte e sono diminuite le chiusure. Un saldo di quasi 80 mila unità che dimostrerebbero la vitalità del tessuto economico territoriale. Soprattutto in Lombardia.

Si scoprono anche gli italiani di successo nelle imprese multinazionali e negli istituti di ricerca. Dopo i manager-creativi italiani alla Volwagen e i fisici al vertice dei quattro sperimenti più importanti del Cnr di Ginevra ecco la sorpresa americana.

Alla General Electric, la multinazionale Usa secondo maggiore esportatore, ci sono tre tecnici-manager italiani tra i vertici aziendali.

Il più anziano è l’ingegnere Ferdinando Beccalli- Falco, 60 annim presidente e ceo ( chief executive officer, amministratore delegato) di Ge International con sede a Bruxelles, in pratica responsabile delle strategie di crescita fuori dagli Stati Uniti. Laureato in chimica al Politecnico di Torino è entrato in General Electric nel 1975, ricoprendo via via vari incarichi in Europa e India.

Il secondo è il fiorentino 37enne Lorenzo Simonelli, amministratore delegato della Divisione trasporti, a capo di 8 mila dipendenti dal quartier generale di Erie in Pennsylvenia. E’ stato considerato dalla rivista economica Fortune uno dei 40 leader sotto i 40 anni più influenti del mondo degli affari.

E’ chiamato anche l’uomo dei treni perché la Divisione produce le locomotive per treni che fattura 4 miliardi di dollari. Le ferrovie indiane hanno sottoscritto una commessa di mille locomotive che si aggiunge a quelle della compagnia Burlington, acquistata di recente dal miliardario Warren Buffet.

Il terzo italiano ai vertici Ge è il 45enne Marco Annunziata, laureato a Bologna, master e dottorato in economia alla Princeton University con esperienze alla Deutsche Bank a Londra. Da gennaio è stato nominato direttore esecutivo delle analisi del mercato globale. Annunziata ha anche lavorato per 6 anni al Fondo monetario internazionale.

E a proposito di treni c’è il pendolino tutto italiano, di nome Allegro ( in omaggio alla musica italiana) che è entrato in funzione tra Helsinki e San Pietroburgo, 450 km che venivano percorsi in 5 ore e mezza ed ora solo 3 e mezza. Il battesimo da parte del primo ministro Putin e dal presidente Tarja Halonen.

I 4 pendolini acquistati per 120 milioni di euro da un consorzio russo-finlandese sono costruiti negli storici stabilimenti di Savigliano e Sesto San Giovanni, ora acquistati dalla francese Alstom. ( smen)
11/01/2011

Italiani brava gente.

Un astronauta e quattro fisici che contano all'esa e al cern.
A Natale l’astronauta Paolo Nespoli ha fatto gli auguri agli italiani dalla Stazione spaziale internazionale dove rimarrà a lavorare per sei mesi. Il contatto telefonico è stato predisposto dall’Agenzia spaziale europea ( Esa), l’ente nel quale lavorano alcune centinaia di fisici, ingegneri e matematici italiani.

Non è il solo fiore all’occhiello della bistratta ricerca italiana. Risultati eccezionali stanno arrivando sia dal Laboratorio del Gran Sasso e soprattutto dal Cern di Ginevra, 27 km di estensione a 100 metri sotto terra, milioni e milioni di cavi, dove sono impegnati 6 mila scienziati di 38 paesi, di cui circa 600 italiani, quasi tutti giovanissimi. Migliaia e migliaia di persone di culture e provenienze diverse che hanno un obiettivo comune: scoprire l’origine della massa, scoprire l’origine della materia oscura presente nell’Universo, trovare nuove particelle massicce. In una parola scoprire l’origine del mondo o la cosiddetta “ particella di Dio”, quella che fece scattare il Bing Bang.

Ebbene dopo anni di preparazione l’avvio del superconduttore a metà settembre ha portato in primo piano e imposto alla grande platea di studiosi e di esperti dei media quattro fisici italiani che sono al vertice dei quattro principali esperimenti ( progetto da 2 miliardi di euro) in corso nel Large Handron Collider- LHC, l’acceleratore di particelle più potente del mondo. Responsabile del coordinamento internazionale di Atlas ( opera sui protoni) c’è Fabiola Giannotti laureata all’Università di Milano. Capo di LHCb ( perché nell’universo ci sono materia e antimateria) è il fisico romano Pierluigi Campana ( ha lavorato anche a Frascati e assumerà l’incarico di coordinatore internazionale del rilevatore a muoni ).

Il capo del progetto Alice ( che studia la materia scura presente nell’Universo) è il fisico torinese Paolo Giubellino. Il pisano Paolo Tonelli capo dell’esperimento CMS è il padre del tracciatore al silicio che costituisce il cuore del CMS. Accanto a loro ci sono altri fisici italiani come Federico Antinori e Lucio Rossi, responsabili dei superconduttori e Sergio Bertolucci, già vice presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.

Per il meeting dell’accensione accanto al direttore generale Cern Robert Aymar c’erano anche il prof. Luciano Maiani, attualmente presidente del Cnr ma soprattutto presidente del Cern come il nobel Carlo Rubbia. Con loro lo scienziato Giorgio Brianti, autore del primo disegno del superacceleratore.

Un campo quello della fisica in cui l’Italia eccelle fin dai tempi di Enrico fermi e dei ragazzi di via Panisperna. Contribuisce alla ricerca Cern per il 12,2 % ( circa 77 milioni di euro l’anno ) ma ricava , come appalti per le varie imprese tipo Ansaldo, quasi 90 milioni.

Prestigio scientifico e risultati economici diventano così un ottimo binomio.
22/11/2010

"Vieni via con me" un'immagine irreligiosa ed irreale dell'Italia.
La puntata del 15 novembre della trasmissione “vieni via con me”, nella sua ambizione di rappresentare un indirizzo culturale, ha dimostrato in modo in equivoco che nel PD prevalgono le tesi e le idee radicali.

E’ arrivata anche sulle spiagge del PD l’onda lunga che si era abbattuta sul PCI e che aveva fatto dire al grande filosofo cattolico Augusto Del Noce che “l’esito del gramscisno e dell’eurocomunismo non può essere che quello di trasformare il comunismo in una componente della società borghese, ormai completamente sconsacrata, o di agire per la sua definitiva dissacrazione corrispondente a quella che è l’intenzione profonda dello spirito borghese”.

A nulla sono valse le immissioni della sinistra democristiana e di questo fallimento si dovrebbero analizzare le cause che corrispondono a quei contenuti di “inginocchiamento di fronte al mondo” che i sostenitori di un cattolicesimo modernista ebbero modo di diffondere in politica al tempo della costituente e, dalla scuola di Bologna, nel postConcilio.

L’intervento di Bersani nella trasmissione ha fatto dire a quattro esponenti cattolici del PD che “ se non si affronta e risolve subito questa deriva radicale, diventerà difficile la nostra permanenza nel PD”.

Una identica costruzione laicista è apparsa anche nella banale lettura di Gianfranco Fini, non a caso, intervenuto nella stessa trasmissione. Tutto ciò dimostra come il tema di fondo che divide il PDL dai finiani sia questo allontanamento dalla cultura di ispirazione cattolica sollecitato dal Presidente della Camera ed ormai pienamente sostenuto da tutti i suoi esponenti.

Rivelatore di questa netta differenza, inconciliabile, tra PDL e FLI sono le parole del Ministro Sacconi che invece afferma: “ e’ in atto una pericolosa deriva laicista in alcune parti della nomenclatura politica, dal PD a FLI, sostenuta da settori importanti dell’informazione . Il caso più recente è quello di Fazio-Saviano che utilizzano la televisione di servizio pubblico, per promuovere la ‘dolce morte’”.

Questa promozione a senso unico, che diffonde “un’ informazione parziale e manipolata ed ha bisogno dell’assenza di contraddittorio”, come ha dichiarato il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, è stata stigmatizzata anche da Avvenire, dimostrando ancora una volta che debbono stare molto attente quelle forze come UDC e API di Rutelli, che sembrano avviarsi ad accordi politici ed elettorali con il partito di Fini, non rifiutando, anche, una possibile alleanza con lo stesso PD di Bersani.

L’insieme di questi messaggi televisivi , comprese le intemerate, senza contraddittorio, di Saviano contro la Lega, le “pagliacciate” del comico militante di sinistra Paolo Rossi o le prove artistiche del cantante De Andrè, a suo tempo noto alle cronache per confronti non pacati, pur seguito da un vasto pubblico ( ma anche il grande fratello ottiene alti indici) non rappresentano la realtà del Paese.

Quello che non è tollerabile è che il servizio pubblico televisivo si presti a rappresentare un’immagine dell’Italia e della sua società così distante dalla realtà.

La stragrande maggioranza degli italiani non solo non si ritrova nelle idee di Fini e Bersani ; non gradisce neppure la comicità politica a senso unico, preferendo quegli uomini di spettacolo che non si sono prestati, anche per convenienza, a sostenere partiti politici e ritiene che lo stile di vita di un artista, può essere “irregolare”, ma non “militante” o “violento”.

E, soprattutto, il popolo italiano conosce e apprezza esempi di una vita di sacrificio, come, per restare nell’argomento principale della trasmissione, quello delle suore della clinica di Lecco che, in un anonimato di preghiera e di servizio, assistettero per 14 anni la giovane Eluana, fino a quando un giudice non decise che si dovesse farla morire di fame e di sete.

Saranno questa irreligiosità profonda e il suo linguaggio irreale che porteranno la sinistra italiana e i suoi nuovi alleati finiani ad una ennesima sconfitta.
06/04/2010

a cura di Maria Giulia Stagni
Relazioni interpersonali ai tempi di internet.
È evidente a tutti come un nuovo mezzo tecnologico , quando diventa di uso comune, tenda a modificare le abitudini della società che lo adotta e ne imponga, spesso molto velocemente, di nuove. Nel bene e nel male.

Questo è accaduto per esempio con il dilagare, negli ultimi quindici anni, dell’uso del telefono cellulare che da un lato ci ha resi reperibili ovunque e in ogni momento ( e poco importa spegnerlo o lasciarlo a casa, perché poi la chiamata persa o il messaggio non letto impongono comunque una qualche risposta o una qualche spiegazione ), dall’altro ha inaugurato l’era della comunicazione attuata tramite i messaggi scritti , priva quindi di ogni connotazione emotiva esplicabile attraverso la mimica , la gestualità , il tono della voce.

È un tipo di comunicazione che ha preso piede anche grazie ad internet ed ai social network . Oggi la maggior parte di chi si avventura nella Rete lo fa per contattare persone , come dimostra l’entità del traffico su internet generato dai 400 milioni di affiliati a Facebook, il più popolare dei social network. I rapporti sociali sono quindi la merce più ricercata nel mondo virtuale e questa tendenza ha ormai finito per creare nuove dinamiche interpersonali alle volte piuttosto apprezzabili, alle volte meno.

Le due caratteristiche principali di questo tipo di comunicazione sono la grande facilità di attuazione e la mancanza di emotività (le emozioni passano attraverso il corpo e quindi necessitano della presenza fisica degli interlocutori). I due elementi facilitano in primo luogo chi ha difficoltà a relazionarsi per colpa della timidezza : questo tipo di persone tende a disinibirsi grazie alla virtualità del contatto .

Poi rendono più semplice il riannodare i fili di amicizie interrotte da tempo : ricontattare qualcuno tramite internet è un atto neutro che salva da certi imbarazzi legati al colloquio telefonico o all’incontro di qualcuno che non si vede e non si sente da anni. Internet abbatte quindi dei muri che le emozioni renderebbero arduo scavalcare. Da non sottovalutare poi come questo tipo di comunicazione agevoli il mantenimento dei rapporti tra persone che vivono molto lontane fra loro.

Le suddette caratteristiche si rivelano però un’arma a doppio taglio in relazione alla qualità dei rapporti che si instaurano in Rete: la facilità e l’accessibilità della comunicazione rischiano di costruire legami banali e superficiali, spesso non sinceri.L’ amicizia è tale quando gli individui condividono esperienze, emozioni, contesti sociali e culturali; l’amicizia si nutre di sforzi per venirsi incontro, fisicamente e non : è molto facile chiacchierare via internet , richiede invece più impegno e responsabilità incontrarsi, condividere delle attività, esternare delle emozioni e rischiare di tradirne altre .

Con questo non si vuole condannare l’abitudine di collezionare contatti, ma occorre ricordare che il rapporto di amicizia è un’altra cosa e il chiamare amicizie questo tipo di relazioni è improprio.

L’uso esagerato di questi mezzi poi può creare una dipendenza che genera un distacco dalla realtà : è notizia recente che a Roma e a Torino sono stati aperti dei centri ospedalieri specializzati nella cura delle dipendenze da internet. Gli adolescenti, che sono la generazione nata e cresciuta con internet, risultano essere i soggetti più a rischio perché non si rendono conto che il passare ore ed ore davanti al computer sacrificando lo studio , lo sport, le uscite con gli amici è un comportamento patologico : lo reputano in fondo normale .

Chi cade in questo tipo di dipendenza conduce un’esistenza virtuale, dimenticandosi di vivere. E questa è un’abitudine che nessun mezzo tecnologico deve arrivare ad imporre, in nessuna società.
19/03/2010

a cura di Maria Giulia Stagni
Non ci resta che il cibo.
È curioso dover ammettere come negli ultimi tempi , nei giornali e in televisione il tema del cibo abbia guadagnato un considerevole spazio . Nulla di male, per carità, però il fenomeno è degno di nota.

Non c’è rivista o quotidiano che non porti allegato qualche fascicoletto dedicato alla gastronomia o che non rechi al suo interno una rubrica riservata a ricette più o meno innovative, più o meno tradizionali; alcuni giornali escono con allegate intere collane dedicate al tema , arricchite con consigli , aneddoti, note storiche legati alle ricette via via trattate.

In televisione poi spopolano i programmi dedicati all’arte culinaria dove è tutto un mescolare, tritare ,condire, infornare da parte di chef che si muovono davanti alla macchina da presa con la disinvoltura di navigate stelle della televisione .

I più affermati tra questi professionisti hanno ormai una certa popolarità, vengono citati, intervistati, i loro nomi hanno guadagnato fama anche presso i non addetti ai lavori.

Da ultimo c’è da dire che persino in coda ai telegiornali , dopo una sequela di pessime notizie, a volte fa capolino la rubrichetta che ci insegna come si può preparare qualcosa di gustoso.

Che in Italia la cultura del cibo sia importante è cosa nota e direi scontata, ma fa riflettere come l’argomento sia uscito dalle case, dalle cucine, dai ristoranti e da cosa inerente alla sfera del privato sia diventato qualcosa di pubblico, illuminato dall’abbagliante faro dei media che ci invogliano allegramente ad ingozzarci.

Sì, ad ingozzarci, in barba ai dictat della moda che ci imporrebbero di preservarci magri, asciutti e scattanti a costo di crudeli torture spacciate per innocue diete ipocaloriche. Basta notare la schizofrenia di una televisione in cui, su un canale si può ascoltare il luminare che ci dice quanto l’eccesso di cibo sia dannoso per la salute e quanto invece la sobrietà alimentare rappresenti l’elisir di lunga vita e su un altro canale troviamo invece la spiegazione dell’ennesime ricetta ipercalorica.

Forse in questo periodo di cupa crisi economica e sociale, permeato da una lieve ma costante atmosfera di apocalisse imminente , l’abbandonarsi ai piaceri più primitivi ed immediati ci fa rimanere legati alla vita. Si esorcizza la paura di un futuro incerto e precario con la più democratica e procacciabile forma di edonismo .

Se un messaggio si può estrapolare da questa ridondante ostentazione di generi alimentari potrebbe essere: mangia ora e godi, adesso , che in futuro non si sa se lo potrai fare ancora. È paradossale che in un momento in cui si è spinti al risparmio , a comportarci da formiche,(le riserve di acqua, di materie prime, di energia starebbero per esaurirsi), il messaggio che pare emergere da tutto questo parlare di cibo sia quello di comportarsi da sfrenate cicale, almeno per quanto riguarda le abitudini alimentari , così da camuffare lo strisciante sentore di fine del mondo con il gradevole e rassicurante aroma di una torta appena uscita dal forno.

Se la vita è dura , difficile e poco gratificante ; se il mondo è confuso e il futuro nebuloso la certezza potrebbe stare nel far sciogliere in bocca qualche succulento intingolo , che liberi pian piano tra la lingua e il palato il suo consolante sapore, il suo gusto e il suo retrogusto. Un atto semplice e molto terreno , ma che aiuta a convincerci che si deve continuare ad affrontare l’esistenza, ad andare avanti, quantomeno per tentare di addentare il prossimo succulento boccone.
09/03/2010

Otto Marzo.
Nelle città ingrigite da un inverno ostinato che non vuol cedere il passo alla bella stagione , risaltano ancora di più , con il loro bel giallo vivido , i mazzetti di mimose, fiori semplici e graziosi.

Le mettono in bella mostra i fiorai, i banchetti improvvisati lungo le strade, gli ambulanti ai semafori. C’è da chiedersi se rappresentino ancora qualcosa (se mai abbiano rappresentato qualcosa) per le donne che popolano le suddette città , oppure siano declassate al ruolo di semplice gadget , un po’ come le zucche di Halloween (festa vuota per antonomasia perché importata per ragioni commerciali e priva perciò di tradizione) o i cuoricini di San Valentino.

Per le nuove generazioni di donne (diciamo le venti-trentenni) l’otto marzo è una festa ormai svuotata di significato. Qualcuna magari la festeggia, con una cena in compagnia delle amiche e due salti in discoteca ( in genere le ragazze oggi entrano gratis), ma non gli attribuisce grandi valenze ideologiche, storiche , morali. Accetta il mazzolino che gli viene gentilmente donato, ma lo considera una forma di gradevole folklore.

Ed è anche giusto così: le donne non devono raggiungere più grandi risultati, almeno nel mondo occidentale . Hanno accesso a qualsiasi tipo di carriera e sono padrone del loro destino, avendo quasi le stesse opportunità degli uomini.

Dico quasi perché a ben vedere qualche problema ancora c’è: guardando le statistiche risulta che in Italia le donne guadagnano circa il 20% in meno dei colleghi uomini, il 27% di loro abbandona il lavoro dopo la nascita di un figlio .

Quello che oggi è ancora da considerare un traguardo è sicuramente il poter conciliare più agevolmente la carriera e la maternità : l’opportunità di essere madre rappresenta un diritto per le donne , ma anche un’irrinunciabile risorsa per l’intera società . Quindi in questo senso è giusto cercare di migliorare le cose.

Altro punto considerato dolente per le donne è l’uso che si fa della loro immagine nella società : ci si lamenta che imperi il modello della donna oggetto, esibita mezza nuda in televisione, sulle riviste, nella pubblicità. Ammesso che ci sia qualche cosa di male nel vedere ragazze di gradevole aspetto nei vari ambiti della comunicazione di massa, bisogna poi vedere se le donne siano realmente inconsapevoli vittime di un modello imposto dai soli uomini o se siano complici di questo sistema .

Le donne sono le prime ad essere ossessionate dalla loro immagine , a partire dalle ragazze giovanissime per finire con le donne mature . Torturano il loro corpo con diete , chirurgia plastica e via dicendo. Addirittura ci sono mamme che portano dall’estetista le loro bambine: come cresceranno queste poverine? È inutile scandalizzarsi per le veline in televisione, quando poi tante donne hanno come massima ambizione quella di assomigliargli.

Abbiano le donne la forza di emanciparsi da questi modelli, di considerarli per quello che sono , ovvero un mezzo per vendere di più o per rendere esteticamente più gradevole un programma in tv, una rivista; accettino il loro aspetto e vivano serenamente: sono traguardi ragionevoli per i quali non c’è bisogno di agitare mazzetti di mimose.
11/02/2010

Chirurgia estetica.
Fiumi di parole vengono spesi riguardo alla chirurgia estetica. Si evidenzia come il fenomeno sia così diffuso e generalizzato da coinvolgere anche individui di sesso maschile, ragazzine giovanissime, donne anziane;ci si chiede se il ricorrere al ritocchino sia più o meno “giusto”, più o meno “morale”; si suole ricordare quanto queste pratiche abbiano un loro margine di rischio per la salute.

Premesso che ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole del suo corpo, dei suoi soldi e, perché no, della sua salute; premesso anche che non c’è nulla di male nel voler ovviare ad un difetto fisico che arrivi a pregiudicare la serenità, l’autostima, le relazioni sociali di una persona, tuttavia, osservando i risultati che certi eccessi della chirurgia estetica generano , qualche considerazione sorge spontanea . Considerazioni di ordine puramente estetico. Perché il senso del bello che una società esprime non è un dato di poco conto e molto ci dice della società stessa.

Ciò che colpisce osservando i visi di tante donne che si vedono in televisione, ma anche nei luoghi della vita di tutti i giorni , è quanto si sia perso totalmente il senso della bellezza, in particolare della bellezza femminile . I visi gonfi di queste donne, i loro zigomi alieni, le loro labbra penosamente prominenti , le loro pelli lucidate come cera da trattamenti chimici che spesso sono definiti poco invasivi, hanno qualcosa di veramente macabro,che rimanda alla morte.

Ed è paradossale che questo sia il risultato sortito da interventi che promettono di fermare il tempo , preservare la giovinezza e, quindi , celebrare la vita.

Eppure è così : certe donne si aggirano nel mondo ignare di somigliare agli animali impagliati che si possono ammirare nei musei di scienze naturali , ridotte a maschere che sfilano in un lugubre carnevale.

Come si può scambiare per bellezza l’oscena caricatura degli anni verdi? Come si è arrivati a non comprendere che imbottire le guance di una qualche sostanza non potrà mai restituire quella giovanile pienezza del viso destinata con gli anni a venire meno? Al contrario , certe “imbottiture” svelano l’età matura con un’immediatezza che nessuna ruga può eguagliare : se qualcosa è stato riempito è perché si era svuotato, se si era svuotato è perché i venti anni, con la loro freschezza, sono passati.

Per non tornare più. Non si sa che cosa queste povere creature vedano guardandosi allo specchio, forse non più un viso, ma una serie di pezzi da assemblare: il metro estetico è per loro diventato il turgore delle labbra, l’altezza e la prominenza degli zigomi , la levigatezza della pelle.

Arrivare a certi eccessi è come dipingere di un fastidioso verde artificiale le foglie scolorite dall’autunno: si arriva a creare un solco incolmabile con la natura che genera l’effetto contrario della bellezza, ovvero la disarmonia.

È triste constatare come le donne, tese a dimostrare una giovinezza e una bellezza artificiose attraverso un’insieme di “pezzi” chirurgicamente trattati , abbiano perso di vista il senso più ampio e generico dell’avvenenza e non riescano più ad attraversare gli anni con dignità, grazia , eleganza e sobrietà. Doti che fanno dire di una donna non più giovane, se non che è una bella signora, almeno che deve essere stata, in passato, una bella donna. Considerazioni che sulle femmine plastificate risultano difficoltose da fare : le tracce dell’antica bellezza sono state inesorabilmente cancellate da un impietoso bisturi .
11/02/2010

Giochi da tabaccheria.
Il popolo dei giocatori si dà appuntamento ad ogni ora nelle tabaccherie d’Italia: è variegato , intergenerazionale , interclassista e multietnico, unito dalla smania di mettere le mani sul “grattino” che lo stato biscazziere gli mette a disposizione con copiosità. Lo acquistano con disinvoltura , magari insieme alle sigarette, ai francobolli, al quotidiano : è diventato un’abitudine consolidata . Alcuni lo fanno con raziocinio, altri perdono il controllo e cadono nella spirale del vizio.

D’acchito viene da chiedersi perché , in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando, la gente si arrischi a buttar via i soldi in questo modo, quando magari arriva a risparmiare limando sui generi alimentari. Probabilmente è proprio il clima plumbeo delle difficoltà economiche che li spinge a giocare.

Perché , se in un momento di magra i soldi da spendere in vestiti,in vacanze o addirittura in cibo sembrano sempre troppi, la possibilità di sognare resta l’unico lusso concesso.

Chi vende sogni non conosce crisi perché il sogno è la luce che indica che dal tunnel si può uscire, è la ragione per cui ci si alza la mattina , la motivazione per la quale si continua ad andare avanti.

All’esercito dei sognatori si aggiunge poi la schiera di coloro che cercano la semplice e pura emozione , la scarica di adrenalina che il gioco può dare.

Questa dei giochi da tabaccheria è un’emozione accessibile a tutti , facile da raggiungere. Basta infatti entrare in un negozio sotto casa , non bisogna spingersi in luoghi malfamati , in bische più o meno illegali. Il gioco da tabaccheria ha un qualcosa di rassicurante, di famigliare, così immerso nella quotidianità dei nostri paesi, delle nostre città.Di certo mantiene tutte le insidie insite nel gioco d’azzardo, tanto che alcuni arrivano a rovinarsi. Viene da chiedersi perché la gente non cerchi di sognare e di emozionarsi in altri modi. Forse il gioco è la fonte di sogni ed emozioni più accessibile:è raggiungibile senza sforzi.

Forse le persone non trovano più nel nostro mondo, nella nostra società la possibilità di scorgere un sogno , un motivo per provare emozione. Si spera che le cose non stiano così. Perché sarebbe questa la vera crisi.
29/01/2010

DONNA OGGI a cura di Maria Giulia Stagni
Condizione della donna di oggi.
Si vedono di sera nei locali alla moda come in quelli alternativi, di giorno popolano gli uffici e gli altri luoghi di lavoro. Cambiano nel modo di abbigliarsi , di aggregarsi e di divertirsi, ma risultano simili nel dimostrare meno della loro età, nel confondersi con le ventenni, nel mantenere un’aria forse più frivola di quella che potevano ostentare alla stessa età le loro madri .

Sono le trentenni di oggi , generazione di donne inquiete , alla perenne ricerca di qualcosa che non è mai chiaro che cosa sia, donne che mantengono loro malgrado dei tratti adolescenziali, caratteristica che le fa apparire vagamente malinconiche.

Oggi le donne hanno tutto , dove quel tutto sta per possibilità di raggiungere , teoricamente( perché si sa, la situazione economica e lavorativa oggi è molto difficile), qualsiasi obiettivo.

Ed è forse questa, paradossalmente, l’origine della loro inquietudine , della loro incapacità di essere pienamente gratificate: quando nasci sapendo già che il tuo destino sarà quello di essere solo moglie e madre e la tua vita ruoterà esclusivamente intorno alla gestione della casa e della famiglia, mentre tutto il resto ti è precluso in partenza, forse puoi mantenere una sorta di rassegnata serenità, che scaturisce dall’avere come unica possibilità il seguire un solco già tracciato da altre generazioni.

Ma quando l’esito della tua vita è nelle tue mani e sei tu a dover scegliere il percorso , se da un lato la felicità diventa una prospettiva plausibile e realizzabile, altrettanto concreto risulta il rischio di essere perennemente insoddisfatte e in preda all’ansia. Il contesto sociale ed economico poi, oggi non aiuta. Se è vero che alle donne sono concesse le stesse opportunità degli uomini , dovendo percorrere le medesime tappe lavorative e rispettare i tempi concessi ad un uomo, è altrettanto vero che questo pone le donne davanti alla difficoltà concreta di realizzarsi come mogli e, soprattutto, come madri. La precarietà lavorativa protratta fino a tarda età , i problemi legati al trovare casa, fanno sì che si tenda sempre più a posticipare le scelte legate alla formazione di una famiglia , obbligatoriamente.

Perché un figlio costa, in termini di tempo e in termini di denaro, e tuttavia non si può aspettare a metterlo al mondo ,pur con gli aiuti che la scienza oggi può offrire. Perché se culturalmente la donna è cambiata , emotivamente e soprattutto biologicamente donna resta.
29/01/2010

GIOVANI OGGI a cura di Maria Giulia Stagni
Bamboccioni.
Se ne parla molto oggi di questi “bamboccioni”, termine coniato ai tempi dall’ex ministro dell’economia Padoa Schioppa nell’intento di bacchettare quei trentenni e oltre che non ne vogliono sapere di lasciare il “nido”, la casa sei genitori .

I bamboccioni sarebbero quei giovani (o per meglio dire ex giovani) che seguono una condotta di vita per certi aspetti da eterni adolescenti, lavorando , non lavorando, lavorando saltuariamente o precariamente, ma al contempo restando attaccati alle certezze offerte dalla dimora paterna e materna : la minestra pronta, il letto fatto, le bollette pagate.

Furono bacchettate giuste quelle dell’allora ministro? La verità sta nel mezzo. Occorre considerare il contesto sociale ed economico in cui si muovono questi famosi bamboccioni .

Certamente per queste generazioni di giovani e “semigiovani” grandi certezze non ce ne sono, concrete prospettive nemmeno. Né sul pino lavorativo, né, di conseguenza su quello della realizzazione di una famiglia propria.

Sulla base di cosa si dovrebbe poter costruire qualcosa? Non ci sono punti saldi, se non la famiglia d’origine , che diventa l’ancora , l’appoggio, una sorta di ammortizzatore sociale che preserva queste schiere di eterni ragazzini dai disagi materiali. Disagi materiali cui in effetti i ragazzi italiani non sono abituati:quella degli odierni trentenni è una generazione cresciuta in una maniera relativamente agiata, che forse non ha imparato a lottare per ottenere qualcosa .

Questi trentenni che indugiano nell’infanzia sono forse viziati , mollemente avvezzi ad ottenere tutto con il minimo sforzo, dando ogni cosa per scontata. Non sono forse preparati ad affrontare una società come questa , in cui occorre inventarsi sempre qualcosa, reinventarsi, cambiare, essere flessibili. Occorre entrare nell’ordine di idee di rinunciare a certe comodità , a certe “dolcezze” proprie della casa paterna, spesso bella ed accogliente, comoda e dove si mangia bene.

Forse bisognerebbe accettare con più disinvoltura di dividere l’affitto con altri due o tre o più “bamboccioni” , e condividere con loro il bagno, la tavola, il frigorifero, rinunciare insomma a un po’ di agi e comodità ottenendo in cambio indipendenza, autonomia e l’ingresso nel mondo degli adulti “veri”. Sperando di avere un giorno una casa e una famiglia proprie. Ma questa, è un’altra storia.
Francesco e Chiara nella riflessione di Chiara Frugoni
di Fausto Belfiori.

Gennaio 2012.

Un Calcio al pallone
di Ernesto e Sergio Menicucci.

Febbraio 2011.

Una lunga incomprensione. Pasolini fra Destra e Sinistra
di Adalberto Baldoni e Gianni Borgna

Novembre 2010.

Saggio
Studi cattolici

n.589 di Marzo 2010.

Essere nel Mosaicosmo
di Tommaso Romano

Dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello.

Mezzo secolo di Fiume
di Giuseppe Parlato

Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento.

Francesco Cossiga
La versione di K

Sessant’anni di controstoria.

Insistete a tempo e contro tempo
di Belfiori Fausto

Si tratta di un diario relativo a 3 anni (1999,2001 e 2005) ciascuno dei quali...

Se la "morte cerebrale" non è la vera morte.
da un libro di Paolo Becchi.


Fede economia e sviluppo
di Riccardo Pedrizzi

Formato: 13 x 21 cm.
pagine: 160

• leggi le recensioni »
rassegna stampa
archivio
Cultura per la Partecipazione Civica
HOME
POLITICA
ECONOMIA
ISTITUZIONI
AMBIENTE
ESTERI
CULTURA
APPROFONDIMENTI
LIBRI
EVENTI
CHIESA
SOCIETA'
Cultura per la Partecipazione Civica - segreteria: leonardolastei@tiscali.it
in attesa di registrazione del tribunale
www.culturaperlapartecipazionecivica.it - www.cpceuropa.it