20/11/2009 [stampa]
Bioetica, diritto e politica.
Il giorno mercoledì 2 Dicembre alle ore 18.00 si terrà il convegno sul tema "Bioetica, diritto e politica" promosso dal centro di Orientamento Politico Gaetano Rebecchini.All'incontro parteciperanno On.le Paola Binetti, Prof.Francesco D'Agostino e Sen.Gaetano Quagliariello, il relatore e moderatore sarà On.le Pietro Giubilo. L'incontro si terrà presso Palazzo Colonna - P.zza SS.Apostoli, 66 - Roma
Corte Costituzionale e Democrazia.
La sentenza sul lodo Alfano è la ennesima e coerente dimostrazione del ruolo politico che la Corte Costituzionale ha acquisito negli anni e che comunque le appartiene per le scelte che vennero fatta alla Assemblea costituente e, soprattutto per la lettura e le caratteristiche della Costituzione indicate della cultura cattolico democratica. Essa non ha tenuto in alcun conto della soluzione ai rilievi già espressi con il precedente provvedimento, il lodo Schifani, e ha visto collocare la decisione su di un nuovo versante, quello della gerarchia delle fonti, precedentemente del tutto ignorato, dimostrando ancora una volta quel ruolo dinamico della Corte che è stato più volte acutamente analizzato. La suprema corte è l’organo di garanzia posto a suo tempo per sorvegliare sulla rigidità e sulla immodificabilità della Costituzione, sintetizzate dalla famosa espressione di Dossetti degli anni novanta “il potere costituente è oggi esaurito”. La decisione produce, probabilmente, anche, un serio imbarazzo da parte della più alta carica dello Stato che aveva ritenuto il testo conforme alla Costituzione e, nel contempo non può non aborrire conflitti istituzionali. Questa vicenda comporta alcuni rilievi di carattere politico che attengono ai rapporti tra le istituzioni e tra le istituzioni e la democrazia. Ad una semplice e letterale lettura del testo costituzionale, nei primi anni cinquanta, sembrò che il compromesso costituzionale si fosse trovato “sull’idea che la Corte costituzionale dovesse valutare la normale e fisiologica validità della legge”, cioè casi di evidente difformità rispetto alla Carta. L’idea sottesa all’influenza dossettiana che la Costituzione, manifesto ideologico ( G.B. Bozzo, P.P. Saleri Giuseppe Dossetti la costituzione come ideologia politica), dovesse avere la precipua funzione di condurre ad una rifondazione della comunità nazionale , insieme ad una evoluzione che ha visto “l’opera del legislatore affiancarsi a quella della Corte”, hanno comportato che tale organismo da una semplice funzione di garanzia divenisse organo di governo del Paese. Come ha sottolineato in un interessante ed equilibrato saggio Damiano Nocilla ( I cattolici e la Costituzione tra passato e futuro), professore di diritto costituzionale e consigliere di Stato, già allievo di Crisafulli, dalla “prima sentenza del 1956 che smentì ogni interpretazione riduttiva dei propri poteri, asserendo che la propria competenza a giudicare della legittimità costituzionale delle leggi dovesse estendersi anche alla legislazione entrata in vigore anteriormente al 1 gennaio 1948, cioè alla legislazione prerebubblicana”, fino a quando “si è trovata ad affrontare la questione delle legittimità delle leggi che si assumevano contrastare con l’art.3 della Costituzione” , la Corte costituzionale ha esteso “il proprio sindacato fin quasi a sfiorare quella valutazione politica che si voleva in origine riservata al Parlamento”, fino alla sentenza n.1146 del 1988 che testualmente esprime l’idea che “ la Costituzione italiana contiene alcuni principi supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali”. C’è da supporre che , così permanendo gli orientamenti di questo organo, non passerebbe neppure una legge costituzionale che intervenisse in materia. Siamo di fronte all’esercizio di un ruolo essenzialmente politico che non solo interviene rispetto alle decisioni del Parlamento, modificando norme da esso approvato (il caso, tra i tanti, dell’annullamento di alcune norme sulla legge per la procreazione assistita), ma ad un organo dello Stato che limita di principio l’attività dell’istituzione fondamentale della democrazia rappresentativa, cioè del Parlamento. E’ evidente che questa condizione del sistema politico italiano determina quella che potrebbe definirsi una democrazia limitata o meglio e per i riguardi della sovranità popolare, una democrazia a sovranità popolare limitata. Ma il ruolo politico della Corte costituzionale rappresenta anche il vertice di un “regime” politico che impedisce all’Italia di assumere quelle riforme condivise e volute dalla maggioranza dei cittadini e che sono presenti nei programmi delle coalizioni vincenti nelle elezioni politiche generali. Come ebbe a scrive Gianni Baget Bozzo “ il conflitto tra Costituzione e democrazia diventa la vera divisione sovrastante le stesse forze politiche. L’arma materiale di questo regime invisibile è la magistratura inquirente, che interpreta il suo potere come ultima istanza della legge e dell’ordine e lo attua iniziando un processo continuo contro Berlusconi, divenendo così la chiave del sistema politico italiano, in cui si esprime l’alternativa tra costituzione e democrazia”. Il conflitto che si conferma dopo questa sentenza è di tale natura. Per il futuro del nostro Paese è necessario che se ne abbia piena consapevolezza. A fronte di questo condizionamento del sistema politico appare necessario un programma che punti a rafforzare la democrazia a partire dal pieno riconoscimento della sovranità popolare. Occorrono riforme che colmino un vuoto dell’attuale Costituzione nei riguardi della stabilità e legittimazione del governo, riempito durante la cosiddetta prima repubblica dal ruolo del partiti che, di fatto, erano la fonte di legittimità dei governi, fonte che oggi non può che essere il voto e la sovranità popolare. Una democrazia debole può far correre seri rischi all’Italia ed aprire spazi ad involuzioni autoritarie, magari sotto la specie di formule tecnocratiche.